Titoli di Stato e obbligazioni azionarie

Sono stata parecchio in dubbio se trattare questo articolo nel blog: la finanza è una materia ostica, tanto pratica quanto sfuggente, spesso aleatoria; l’articolo è denso di termini tecnici di settore tanto che per focalizzare bene il contenuto ho dovuto chiedere aiuto, ma alla fine ho deciso che valeva la pena di presentarlo, perche forse è proprio nelle pieghe di questo mondo che potrebbe prefigurarsi anche la nostra futura realtà post-covid19. Definisco il lavoro che ho fatto sul testo più simile a una indagine che a una traduzione o un riassunto. Mi premeva mettere in fila i fatti per poter offrire un’immagine coerente e una lettura fruibile. Anche se non è perfettamente aderente all’articolo di Bernard Avishai (che è assolutamente politically correct) nulla di ciò che troverete scritto è inventato, ma le conclusioni sono mie riflessioni.

TITOLI DI STATO e OBBLIGAZIONI AZIONARIE
per finanziare la ricerca del vaccino Covid 19

Cercare di capire i meccanismi della finanza già è arduo, intravedere i suoi legami con la ricerca medico-scientifica significa davvero varcare la soglia del complesso. Proviamo dunque a orientarci. Un’opinione comune diffusa è che attorno alla ricerca dei vaccini ci siano diversi interessi, non solo di natura umanitaria… seguendo questa linea di pensiero dovremmo dedurre che questo tipo di ricerca è ampiamente sostenuta e che le case farmaceutiche vi investono spesso e volentieri. Leggendo questo articolo si scopre che non è così, anzi fare affari con i vaccini è considerato piuttosto rischioso. Nel mondo della ricerca esiste un luogo, non fisico ma di rilevanza pratica, molto temuto dalle giovani e rampanti aziende biotech: lo chiamano la valle della morte. Si è entrati nella forra quando i fondi sono finiti, gli azionisti considerano le fasi successive troppo rischiose e decidono di non investire oltre, il progetto finisce in stallo e muore. Questa è la sorte che attende moltissime ricerche perché il modello tradizionale di raccolta di fondi richiama un tipo di investitori che potremmo definire “gli avventurieri” del mercato. Si tratta di singoli o gruppi di azionisti i quali scelgono progetti che promettono risultati spendibili sul breve periodo e su ampia scala, cosicché se si vincesse la scommessa (di solito il rischio è alto) i guadagni sarebbero stratosferici. Ma in tal caso fa la differenza possedere le risorse e la tenacia capaci di affrontare e superare i test su lungo periodo. Queste considerazioni sono valide per ogni ricerca scientifica, ma per i vaccini diventano macroscopiche: è come avere 100 bottiglie contenenti diversi composti tutte in fase 1, di cui solo 6 di queste salveranno vite umane e farebbero guadagnare miliardi di dollari, ma per 10 anni nessuno può sapere quali sono le bottigliette giuste. Oggi però ci viene chiesto di investire duecento milioni di dollari solo su di una di esse. Se si sbaglia a scegliere in dieci anni si è perso tutto. Molto meglio scommettere su farmaci da banco (la promozione fa miracoli) o su panacee come il viagra o il lipitol (per il colesterolo). Eppure attualmente sono attive più di 165 ricerce di vaccini per contrastare il covid19, di cui 7 in fase avanzata su esseri umani. Che cosa può essere successo? Hanno forse trovato una scorciatoia per attraversare indenni la valle della morte?

Precedenti
Facciamo un salto indietro nel tempo per rileggere un passo di una famosa lezione di Anthony Fauci del 2005, tenuta di fronte al Milbank Memorial Fund. All’epoca Fauci era direttore del Istituto nazionale di allergologia e malattie infettive, era dunque persona ben informata: in quell’occasione da un lato deplorò la persistenza di infezioni come l’AIDS, la malaria e la tubercolosi che nel 2002 erano state le responsabili del 26% dei 57 milioni di morti nella popolazione mondiale, dall’altro comprendeva (giustificava) le case farmaceutiche che di fronte alla scelta di investire duecento milioni di dollari per contrastare un nuovo bacillo, dovendo esse rispondere con le proprie scelte alle attese degli azionisti, preferiscono ricerche con un migliore margine di sicurezza come appunto un nuovo viagra o un lipitol con meno effetti collaterali. La sfida, suggeriva allora Fauci, è cercare di dare stabilità al mercato dei vaccini: bisognerebbe produrre vaccini non solo per il momento di crisi ma come parte di un processo continuo, che sia a lungo termine e che coinvolga non solo gli Stati Uniti ma una vasta piattaforma internazionale, in breve si dovrebbe operare una svolta radicale che includa non solo la ricerca medica in senso stretto ma anche l’ingegneria finanziaria.

Oggi 2020 negli Stati Uniti rinomati nomi come Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson e Novavax collaborano con le più prestigiose università quali Brown, Oxford, Cambridge e hanno dichiarato di essere molto avanti nei propri programmi e che il vaccino potrebbe essere pronto già dal 2021. In verità la ricerca procede su distinte piattaforme: alcuni programmi lavorano ad ingegneria genetica, altri scommettono sulla possibilità di intervenire attraverso il controllo delle proteine, e altri ancora operano in maniera più tradizionale cercando di agire direttamente sul virus. Il governo degli Stati Uniti ha investito in ricerca e manifattura di vaccino covid19 ben 10 miliardi di dollari, definendo questo piano: Operation Warp Speed (Operazione Velocità della Luce).

Il modello matematico finanziario di Lo e Stein
Prendiamo ora la questione da un altro punto di vista e facciamo la conoscenza con Andrew W. Lo e Roger M. Stein, due scienziati del Institute of Technology’s Laboratory for Financial Engineering. Lo è il fondatore e il direttore del laboratorio; nato a Hong Kong e cresciuto nel Queens, dopo un Ph.D a Harvard, dal 2010 si dedica alla ricerca di modelli matematici avanzati da applicare a complessi prodotti finanziari, in particolare si specializza in modelli utili alla gestione di portafogli di fondi di proprietà. Lo racconta che la spinta emotiva verso studi medici gli venne dall’aver assistito in soli quattro anni alla morte per cancro di ben sei persone care, tra cui la madre. Non riusciva a riappacificarsi con se stesso se non offrendo il proprio contributo intellettuale allo sviluppo della ricerca medico-farmacologica. Il mercato dei farmaci oncologici è già più stabile di quello dei vaccini e l’intento di Lo era di assicurare meglio le varie ricerche, in modo che molte più idee potessero avere le gambe per correre; bastava prendere alcuni strumenti che gli economisti usano di routine per costruire portafogli con titoli sicuri e applicarli ai portafogli farmaceutici,  just by taking some of the tools that we use routinely in financial-portfolio management and applying it to drug-portfolio management.”

In parole povere l’idea di Lo era che bisogna a tutti costi abbassare i rischi, il che comporterebbe una conseguente riduzione di guadagni. Anche il target di azionisti deve cambiare, la proposta si deve rivolgere ad un soggetto più cauto, per metafora mi viene da definirlo “il pantofolaio versus l’avventuriero”.  Abbassare il rischio può interessare responsabili di portafogli-clienti di fondi pensionistici, di sovvenzioni di borse universitarie, di fondi privati sovranazionali (sovereign-wealth funds), tutti coloro che di solito investono in basso rischio. Sottopose l’idea a Stein che l’accolse con entusiasmo (anche il padre di Stern era deceduto a causa del cancro). Stein insegna alla New York University in un dipartimento da lui fondato (lo Stein Department of Finance) ed è un esperto di rischio finanziario e linguaggi informatici (machine learning). Il loro modello fu pubblicato una prima volta nel 2012 nella rivista Nature Biotechnology con il titolo Commercializzare la ricerca biomedica attraverso tecniche di cartolarizzazione (Commercializing biomedical research through securitization techniques, con la collaborazione come co-autore di José-María Fernández, dipendende della Altamar Credit, in Spagna) e una seconda volta nel 2019 in una rivista non più medica ma del settore finanziario,  The Journal of Investment Management, con il titolo Finanziare lontane speranze (Funding Long Shots); per la stesura vi collaborò l’esperto di derivate John Hull dell’Università di Toronto.

All’inizio della collaborazione Lo e Stein si accordarono su due punti: primo, avrebbero condiviso da subito con l’intera comunità medica le proprie ricerche perché era secondario chi ricevesse onori, dunque pubblicarono in rete articoli, grafici, dati, algoritmi, tutto; secondo, erano concordi ad ammettere come variabili fisse partnership con governi e fondazioni, perchè questo era un punto necessario affinché il modello potesse essere definito sostenibile. Stein nota: “ci sono molte più persone contente di fare del bene e riceverne un ritorno che persone che vogliono solo fare del bene”. Sempre Stein dichiara che mai si sarebbe immaginato quanti dettagli (e interessi) dovevano andare insieme per permettere a due mondi diversi di comunicare, ma oggi la finanza gioca un ruolo fondamentale nella ricerca medica, ci dice Lo, aggiungendo: “a volte troppo grande…”.

A seguito dell’emergenza covid19 è stato pubblicato un articolo che titola così: Financing Vaccines for Global Health Security firmato da Lo e altri-autori del M.I.T., Brown University, e da varie compagnie d’investimento. L’invito è rivolto ai governi perché investano nei titoli vaccinali commissionandone importanti stock con anticipo di anni; uno dei suggerimenti più creativi di cui si legge è quello di costruire una forma di Netflix vaccinale (vaccine Netflix), nel senso che ogni governo si impegnerebbe a versare un canone annuale in un megafondo finanziario extranazionale che potrebbe essere anche gestito dal G7, perché il virus, il mercato, la scienza sono globali.

In verità i sogni di Lo si potrebbero concretizzare grazie al Cepi, organizzazione fondata nel 2017 con sede a Oslo. Cepi sta per Coalition for Epidemic Preparedness Innovations e ad esso aderiscono la Fondazione Melinda Gates, il World Economic Forum, i governi del Giappone, della Norvegia, della Germania e dell’India e un’opera di beneficenza in campo medico con sede a Londra, la Wellcome Trust. Il Cepi nacque con il proposito di accelerare la creazione di vaccini e attualmente sostiene nove ricerche covid19. Stando a quanto ci dice Lo il Cepi è stato mal finanziato ma in questi anni ha saputo tessere importanti relazioni politiche con diversi Stati e potrebbe guadagnarsi la fiducia del G20, con la partecipazione massiccia della Cina. Lo pensa che il Cepi ambisca a proporsi come una vera e propria agenzia intermediaria e che un primo futuro titolo su vaccino potrebbe essere lanciato in cooperazione con la Banca d’investimento europea, il Fondo internazionale monetario e la banca della Cina.

Conclusioni
Credo che anche un bambino delle elementari capirebbe che la macchina finanziaria applicata alla ricerca medica fa gola a molti. L’intento di Lo e Stein era probabilmente nobile ma come sappiamo la via dell’inferno è costellata di buone intenzioni. I due scienziati propongono un modello che a mio avviso si avvicina a un sistema di tipo socialista, in base al quale si allargherebbe la piattaforma degli azionisti coinvolgendo a garanzia gli Stati, cosicché ad accedere all’investimento sarebbe il piccolo risparmiatore e a livello pratico sarebbe la comunità a farsi carico dei propri malati. Ma nella realtà bruta di un sistema economico dominato dai principi del neoliberismo ogni bellezza si stempera e ogni ideale si corrompe, quindi un fenomeno come la pandemia, o meglio, seguendo gli auspici di Fauci, l’aprirsi di un’epoca di pandemie, potrebbe essere riconosciuto come una nuova gallina dalle uova d’oro. L’articolo di Avishai permette di guardare ai fatti da un’altra prospettiva: al mercato finanziario interessa che il mercato dei vaccini sia stabile, gli interessa molto più che alla ricerca in sé, e mi permetto, molto poco interessa al dibattito scientifico, anzi per il sistema popperiano delle confutazioni troppa intesa non è così interessante per far progredire la scienza. Mi sembra che siamo un po’ in una situazione di tiro alla fune in cui mi auguro sia attiva anche una qualche forma di controllo democratico istituzionale, perché non vorrei che lasciare all’ingegneria finanziaria le fila della ricerca di un vaccino covid19 che metterebbe fine alla pandemia potesse nel mentre averne già innestata una successiva per assicurare cedole…

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