Meglio sapere le cose oppure no?

Io di mio non ho dubbi, ne vale sempre la pena, anche quando sono intricate e ci chiedono sforzo e coscienza critica. Ero ancora all’università, 30 anni fa, quando già circolavano libriciattoli di moderna comunicazione e s’iniziava a parlare di come doveva diventare snella, veloce, circoscritta per essere vincente… ancora noi tutti abituati a studiare, alle ampie panoramiche, a seguire i sentieri del pensiero, arrancavamo disorientati, sforzandoci di essere moderni, di luccicare qua e là con parole alla ribalta, per non rimanere indietro, tacciati di essere dei pedanti o peggio dei “pesantoni”. Tutto doveva essere semplificato e leggero, da cogliere al volo senza giri di parole perché il tempo è cosa preziosa, le proposte sono tante e non si può sprecarlo a leggere un articolo di 4.000 battute. Ci siamo addestrati ed eccoci nel primo ventennio del nuovo secolo a constatare che di riduzione in riduzione ora recepiamo i titoli come slogan, e lo facciamo preferibilmente nei ritagli di tempo. Non abbiamo guadagnato in qualità di vita e rischiamo di perdere il pensiero. La mente è spesso dispersa, si stanca facilmente, manca di allenamento per affrontare la profondità del testo, i nostri pensieri si fanno superficiali, la nostra capacità di ragionamento sempre più labile e diventiamo fragili, proni, appiattiti.

Noi adulti bene o male siamo riusciti a ricevere una educazione coerente e complessa, pertanto sono certa che facilmente possiamo recuperare un pensiero impigrito, basta volerlo, ma per le nuove generazioni questa capacità, intendo il pensiero astratto, critico, prospettico, irriverente è seriamente a rischio. Prima di tutto dobbiamo divenirne consapevoli e non permettere alla tecnologia di asservire le menti. Il mio contributo a che il gioco del pensiero non stagni è una piccola cosa, rispetto ai doveri di una scuola, ma ritengo che valga la pena di farla comunque e chiedo a chi trovasse questa mia idea interessante e pregevole di diffonderla, soprattutto ai ragazzi, perché sono loro che devono essere riconquistati alla bellezza del sapere.

Il progetto del blog iniziò presentando inchieste giornalistiche estere allo scopo di osservare la realtà da vari punti di vista e mantenere allenato lo spirito critico – il primo articolo risale alla primavera del 2020; ognuno di essi è stato ripercorso con sensibilità ed onestà. Invito chi può a controllare il testo originale, di cui metto sempre il link, a segnalarmi dimenticanze o interpretazioni linguistiche scorrette – Nel tempo, forse ispirata dall’epiteto che ho coniato per il blog “la natura aborre le linee dritte”, ho iniziato ad esplorare altro, a darmi più possibilità: come fondere diversi articoli tra loro–ad esempio in “Aspettando un jiva-bit sogniamo con Ray Bradbury” – o estrarre capitoli da testi, come per “Nessuna pietà per Black Kettle e gli Cheyennes”; insomma da qualche tempo ho iniziato a dire la mia sulle cose che vedo, percepisco, penso. faro bene? Mah … forse.

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