La multinazionale Zoom, fondata da un ragazzino poco più che ventenne, credendo che il nostro centro di yoga fosse una azienda, mi ha inviato il risultato di un sondaggio da loro promosso in cooperazione con la famosa rivista di settore (finanza) Forbes. Hanno intervistato oltre quattrocento dirigenti di azienda su quali siano i piani per la riorganizzazione del lavoro in e post covid. Alla prima lettura sono rimasta senza parole, credo che se qualcuno mi avesse scattato una fotografia avrebbe ripreso l’orrore dipinto sul mio viso. Una volta ripresami, ho deciso di tradurlo e di diffonderlo. A parte le porte automatiche, che fanno comodo in tanti sensi (mani ingombre, carrelli, carrozzelle ecc), un piano di lavoro da remoto su base volontaria (magari a giorni alternati) e qualche videoconferenza per non dover continuare a volare di qua e di là (ragioni ecologiche più che igienistiche), tutte le altre misure se fossi un lavoratore dipendente non le vorrei nella maniera più assoluta. E allora chiedo a voi, cari amici, che cosa ne pensate, in particolare a voi che lavorate in uffici, magazzini, fabbriche, che fate consegne ecc… volete davvero questo modello e queste nuove misure per sempre (perché così ha risposto la stragrande maggioranza dei manager intervistati)? Leggete e se avete voglia fate un confronto! Dite la vostra! È importante! Mettetegli dei paletti o a breve vi renderanno la vita lavorativa sempre più complicata e disumanizzata… Non fate l’errore di liquidare la questione credendo che l’America è lontana e in Italia sarà diverso; perché il mercato è globale e questa vita infernale che vi stanno preparando è per il vostro bene…
Pronti o meno, gli uffici stanno per ritornare operativi. Sotto le pressioni dei costi del lockdown, i governatori sono decisamente più ben disposti ad allentare la chiusura delle attività economiche e si preparano a dare l’ordine di riaprire. Ma quale sarà l’aspetto dei luoghi di lavoro post-pandemico? L’inserto di approfondimento di Forbes, in collaborazione con Zoom, ha intervistato oltre 400 dirigenti d’azienda esperti in diversi ambiti: risorse umane, high tech, finanza, servizi, vendite; per meglio capire come i vertici stanno pianificando la riapertura degli uffici nelle diverse aziende.
Riassumiamo i risultati del sondaggio: grandi cambiamenti attendono la routine giornaliera dei lavoratori, l’ambiente e le norme comportamentali. Alcune di queste misure potrebbero durare per mesi, addirittura per anni o per sempre. Infatti ben tre quarti degli intervistati concordano che la pandemia ha introdotto dei cambiamenti che saranno permanenti nei luoghi di lavoro. La riapertura si preannuncia complessa ma i dirigenti affermano di essere pronti per il compito. Più del 50% si considera a buon punto, almeno metà del lavoro è stato fatto, e ripone fiducia nella politica che li supporterà.
(Ma vediamo più nel dettaglio che cosa è questo imponente lavoro necessario per la riapertura)
Cambiare gli spazi
Osservando i risultati del sondaggio sembrerebbe che dobbiamo iniziare a pensare agli spazi lavorativi più come a stanze di contenimento di rischio biologico che ad uffici vecchio stile. Una importante percentuale di manager (l’89 per cento) afferma che le aziende da loro dirette imporranno l’uso della maschera facciale e dei guanti per l’intera giornata lavorativa. Parecchi aggiungono che al fine di tutelare i dipendenti l’azienda fornirà dispositivi di protezione e altro materiale sanitario, quali salviette e gel igienizzante. Una percentuale più piccola di direttori, ma significativa in termini assoluti per inquadrare la tendenza, dichiara che monitorerà la salute dei dipendenti attraverso il controllo della temperatura all’ingresso e l’adozione di questionari.
Ai dipendenti verranno imposti nuovi schemi lavorativi al fine di ridurre gli incontri interpersonali. Oltre due terzi degli intervistati opterà per riunioni a numero chiuso e ristretto. Circa la metà ritiene che dovrà studiare come scaglionare turni, pause, intere giornate lavorative.
Questi cambiamenti potrebbero avere un forte impatto proprio sullo spazio fisico dell’ufficio e a domino sul settore edilizio. In particolare gli amministratori delegati che si occupano di finanza e servizi si sono dimostrati ben lieti di ridurre gli spazi destinati alle scrivanie, perché questo gli permetterebbe di risparmiare rinunciando a costosi investimenti in immobili ed eventualmente gli consentirebbe di affittare i propri rimasti liberi. Sul tema della fruizione degli spazi alcuni manager hanno dimostrato una qualche forma di empatia: trovano corretto creare dei luoghi designati a consentire l’incontro in presenza tra lavoratori purché si rispettino le norme di distanza sociale.
Low-Touch Tech
Senza ombra di dubbio la tecnologia sosterrà la trasformazione post pandemica e di sicuro rimarranno le videoconferenze. Alla domanda in quale strumento i manager ripongano più fiducia per garantire la produttività, ben il 78% sceglie la videoconferenza.
Al contempo quasi la metà degli esperti sta valutando di introdurre anche nuova tecnologia ben più invasiva, come dei monitor portatili che controllino se la distanza sociale viene rispettata. Gli stessi portatili verrebbero utili anche come geo-localizzatori e tracciatori di contatti. Altre idee si basano sul riconoscimento vocale e l’uso sempre più massiccio di porte automatiche così da ridurre il contatto con le superfici. Inoltre quasi la metà valuta l’utilizzo di software e hardware per monitorare la produttività del soggetto, soprattutto in smartworking. La questione però è controversa a causa delle leggi sulla privacy. I manager high-tech per la riapertura delle aziende di loro competenza sono fortemente preoccupati della sicurezza informatica soprattutto in caso di lavoro da remoto, quindi parte dei loro sforzi saranno su questo fronte. Vorrebbero istruire maggiormente i lavoratori sul tema della sicurezza attraverso formazione, comunicazione e pratiche ad hoc.
Nuove norme
La vita in pandemia sta cambiando le abitudini dei lavoratori in una direzione che potrebbe allungare la medesima condizione pandemica, soprattutto se sul piatto pesano flessibilità e permessi malattia come elementi necessari per ridurre il rischio contagio. Molti esperti di medicina e salute pubblica sostengono che i permessi malattia incoraggiano il soggetto a dichiarare il proprio stato di salute perché si sentirebbe maggiormente tutelato e non rischirebbe perdite eonomiche.
Alla domanda “quanto queste nuove normative dovranno durare” il 43% degli intervistati ritiene dureranno per oltre 6 mesi se non addirittura per sempre.
La pandemia sta costringendo tutto il mercato delle vendite a una trasformazione. Alla domanda “come pensano di riorganizzare i modelli operativi delle aziende”, il 58% vorrebbe personale qualificato, così da ridurre il personale a chiamata. Un obiettivo è riconsiderare in toto il modello di consegna per trovare soluzioni che assicurino il non contatto fisico. Altre comuni risposte riguardano la ricombinazione dell’organigramma aziendale e migliorie alla catena di approvvigionamento.
La maggior parte dei manager si dimostra fiduciosa nelle capacità dell’azienda di riaprire. Il 90% crede soprattutto nelle qualità plurifunzionali che si attiveranno per operare la trasformazione dei medesimi ambienti lavorativi. I manager si considerano adeguatamente preparati, loro come le loro strutture, nei vari settori, dai dispositivi sanitari ai moderni servizi clienti ad accesso digitale. La maggior parte degli intervistati ritiene di aver già pronti i fondi necessari per la trasformazione, anzi alcuni dichiarano di avere degli extra nel caso la situazione lo richiedesse. Per la maggior parte di essi le spese più importanti sono determinate dai costi di innovazione tecnologica, dalle nuove politiche legate agli aspetti “umanistici-sociali”(ricerca umana) e alle dotazioni sanitarie. Non è la trasformazione fisica dello spazio ciò che maggiormente preoccupa i manager.
Soprattutto, colpisce che tutti i dirigenti d’azienda siano convinti che possono riaprire e lo faranno con successo. In verità in molte aree del paese la riapertura è appena iniziata, se non ancora ferma ai blocchi di partenza. Saranno le nuove misure sufficienti ad adescare (si dice proprio così) gli ansiosi lavoratori e i clienti? Saranno esse sufficienti a mantenere il livello dell’infezione basso e prevenire future chiusure? Molto rimane ancora incerto di fronte a noi…